Guidare
sopra i Problemi: Giancarlo Falappa
tradotto
da amasuperbike.com - Dean Adams
In Italia è tuttora chiamato "Il Leone", la sua uscita
dal mondo delle corse è stata sia dolorosa che repentina, pur
lasciando un marchio indelebile nel mondo del World Superbike.
La sua prima volta negli Stati Uniti fu a Brainerd nel 1989 alla
guida di una Bimota-Yamaha, e nonostante non fosse realmente in
gara quel weekend la sua presenza fu la principale chiacchiera
nel paddock e motivo di interesse. Falappa era un ex-crossista
dell'entroterra Adriatico, e fece la figura del folle su quel
circuito.
Solo per prendere confidenza con le curve del percorso, mai visto
prima da lui, sembrava tirarle a un 20 Km/h in più della soglia
di saggezza e di integrità: i suoi compagni (fra cui Virginio
Ferrari) lo consideravano ancora prudente ed in imbarazzo con la
pista, figurarsi!
Penso che volesse letteralmente consumare il circuito nel giro di
5-6 curve consecutive in una tornata, sembrando più veloce
dell'umano possibile, cercando sempre un nuovo limite con una
tecnica originale e interessante.
Chiesi a Mike Baldwin, suo compagno chi fosse quel tale.
Subito dopo una derapata in cambio di direzione, la gente di
Brainerd dell'89 vide da lui qualcosa mai visto in precedenza: in
uscita dell'attuale curva 9 in piena impennata colossale, si mise
in piedi sulle pedane della Bimota per bilanciare l'assetto
proprio in prossimità del passaggio pedonale rialzato.
Raschiò in piena velocità e in monoruota la parte superiore del
casco contro la base del ponte in cemento.
Da bordo pista, sembrava fossero alti 7 metri la moto e il
pilota, sfidando Dio alla morte. Era del tutto folle.
Nonostante la moto la sua guida era di livello superiore, e il
suo comportamento al paddock daffero informale.
Continuava a sfumacchiare con la tuta addosso e
"parlando" con ogni giovane donna del luogo, come un
marinaio in viaggio da Singapore a New York senza domani: gli
piaceva la vita, e a dirla tutta, quando un giovane corridore
corre come il giovane Falappa, sembra proprio vivere ogni giorno
come se fosse l'ultimo.
Dovrei ricordare che di fatto Falappa non parla Inglese
[e anche per l'Italiano ......
nota di traduttore]
E ciò non di meno ogni mattina di quel fine settimana di gara,
c'era una diversa ragazzotta del Minnesota davanti a lui al
garage della Bimota, sempre vestito con la tuta del giorno prima.
Anche prima del passaggio alla top-bike ducati 888, poi 916 era
riuscito con una moto non sempre al vertice come la nervosa
Bimota Yamaha a vincere gare del Mondiale, anzi: proprio al
debutto a Donington.
Nel suo secondo anno però effettivamente comincio la sua ascesa
alla classifica e discesa all'interno dei limiti umani della
guida, con appunto la bicilindrica italiana, affiancato dal
freddo compagno di squadra Raymond Roche, chiaramente innervosito
da avere un nuovo compagno di questa foggia. Falappa invece fece
finta che Roche nemmeno fosse vivo e guido come se nulla fosse.
Inevitabilmente ogni giovane pilota rampante riduce col tempo i
suoi rischi a furia di suonate e cadute: il polso a Mosport,
ancora il polso (e entrambi i femori, la spalla e un principio di
coma) in Austria. Ciò ridusse le sue speranze di vertice per un
anno.
Nel 92 però la sorte cambiò radicalmente per lui: un nuovo
Falappa, più calmo e veloce di prima, esorcizzo i pessimi
ricordi dell'Austria vincendo lì entrabe le gare, gara 2 in
Olanda e l'ultima gara in Nuova Zelanda.
Continuò a maturare nel tempo, lasciando sepolti i suoi primi
giorni roventi e selvaggi: il 93 fu ruggente per il Leone,
doppietta all'esordio sotto la pioggia a Brands Hatch, vittoria
furiosa ad Hockenheim, doppietta nella gara di casa a Misano ed
altre vittorie che gli valsero, con roche come caposquadra, la
5ta piazza mondiale e un paio di gare di leadership.
Il 1994 sembrava la resa dei conti finale per Falappa, riunendo
vittorei e "consistenza". Aveva già vinto a Misano,
corso a Daytona con la nuovissima 916 e restava secondo dietro al
campione incarica Scott Russell in quell'inizio di mondiale. Carl
Fogarty, suo compagno, era quarto distanziato.
Dopo Misano si andò ad Albacete per dei test, e fu allora che
Giancarlo Falappa mise tutto da parte.
Ad Albacete stava testando della componentistica nuova per
l'appena nata Ducati 916 quando un qualcosa collassò nella moto
che sbalzò il Leone dalla sella, infergendogli ferite mortali.
Per settimane notizie poco rassicuranti filtrarono dagli Stati
Uniti all'Europa, indicando spesso che Falappa non avrebbe
oltrepassato la notte, ma ce la fece, dopo quattro settimane di
coma vigilato. I più credevano che ci restasse.
Nel mentre, sotto le amorevoli e umane cure del Dt. Costa presso
l'ospadale di Imola, gli stessi neurologi non erano nemmeno
speranzosi che riprendesse conoscenza.
Dottorcosta sapeva bene che la prima cosa per riportare Falappa
in vita era risvegliare il suo istinto di pilota, lo stesso che
lo faceva credere che "nessuno potrà battermi, nessuno mi
passerà". Per tutta la durata della sua degenza, attraverso
delle cuffie Falappa ha ascoltato le cronache delle sue gare, con
lui che sconfiggeva il mondo a Monza, Misano, Brands Hatch. Sotto
tale terapia, la sua faccia prendeva forma, con le palpebre che
vibravano: ciononostante, non era ancora cosciente dopo un mese,
la speranza stava pian piano svanendo.
Il 19 Luglio del 1994, il celeberrimo commentatore della
televisione italiana Giovanni Di Pillo, si fermò in visita
presso il suo letto; era stato la voce di numerose imprese del
pilota e si mise a parlargli come se fosse la vigilia di una
drammatica e importante partenza di una gara.
"Giancarlo" disse "svegliati! Ti devi svegliare
presto, Scott Russell si sta avvicinando sempre di più! E' sul
punto di sorpassarti, dagli il gas! Dagli il gas!"
E' fu proprio in quel momento, dopo 33 giorni dal terribile crash
in Spagna, che Giancarlo Falappa riprese conoscenza. Il suo
ricovero fu troppo lungo per ridonarlo alle corse, e non corse
più dopo quel giorno ad Albacete, eppure Falappa lavora ancora
come "uomo squadra" alla Ducati Corse, firmando
autografi e presenziando a numerose gare, riunioni di club e cene
di tifosi.
Una storia vera.