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Un sogno di vera libertà

 

meglio di un'RS ... !

 

 

La guzzina racconta: "Le tematiche dell'amore"

storie vere di asfalto e poesia tracciate nella memoria fra il 1995 e la "fin du siecle"

Buco Nero

Il ricordo che arriva su questa carta fluorescente è luminoso, nonostante l'apparenza.
In effetti, chi non è toccato dal buio in qualche modo? Nessuno può dirsi indifferente ad esso, possiamo aspettarlo, temerlo, invocarlo, ricercarlo o semplicemente rifiutarlo.
E' un mistero, o una ragione di vita, ma non è niente ... non è Il Niente, Il Non-Essere Parmenideo, esso si può pensare: fortemente, sicuramente, senza dubbio.
Il Bianco sì mi fa paura, non è mai abbastanza chiaro, o abbastanza radioso. Il Bianco t'incula sempre.
Sapete?
Il buio ha pure un odore e un colore, non siate banali nel definirlo "il parente spento del nero", per me ha striature rotonde di giallo ambra come lampioni appesi al di sopra dei nostri pensieri, un odore di mare e montagna nascosto dall'umidità della mia prima galleria.
Avevo appena il foglio rosa: scappai verso Voltri, le luci accese, misi tutte le marce d'impeto senza tirarle, anche la sesta, il brivido dei 70 oltrepassati, nessuno sulla mia rampa di lancio
La prima volta, umida come il sesso, più dolce, altrettanto soddisfacente, più solitaria nel buio che riconcilia con la mente.

Il Vecchio di Varazze

Ora non mi è dato ricordare con precisione se si trattasse di Varazze o addirittura di Celle Ligure, in ogni caso la seconda riflessione che la dolce Guzzina mi riporta alla mente si svolge nel Ponente Ligure, nel braccio di golfo che prende il volo da Arenzano per scavalcare con un guizzo infinito il confine di Ventimiglia. In definitiva siamo ad Ovest di Zena ... questo basta.
La dolce amata cavalcatura cominciava a trasmettermi il senso della piega, dall'alto di una sella poco incline ai cambi di direzione e di una forcella troppo lontana e soffice, ma ogni svolta, anche sulla SS1 Aurelia, è prima di tutto un fatto mentale.
Mentale già: chi è il vero malato? Chi sta più male fra un sedicenne preso a combattere l'umidità di Novembre sul budello di strada che volge ad Occidente lungo un mare di acciaio e un vecchio rimasto a poltrire in una cavità della roccia all'uscita di un tornante, poco fuori dall'Ospedale psichiatrico?
All'epoca non mi giungeva questa sensazione interrogativa alla corteccia cerebrale, troppo felice e al coperto in un casco jet da 110mila soldi, il cervelletto a fare festa col labirinto, convinto di donare esso stesso un surplus di aderenza ai Pirelli Mandrake lanciati per il mondo a 80 all'ora (!) col suo solo sforzo di volontà.
"Che scena stronza!" Pensai, vedendo il vecchio demente sonnecchiare coperto dalla sola barbona e un cencio di pigiama dentro il suo riparo naturale, come se la cosa impreziosisse un panorama oltremodo futurista.
Solo il tempo di dare una clacsonata nella speranza di svegliarlo, poi l'inversione dopo un kilometro, volante verso il lungomare, verso il solito pranzo domenicale. La coda dell'occhio a sinistra e il vegliardo era già sparito
Dopo una decina d'anni ho una laurea che si fa il trucco, come una giovane che sonnecchia al terzo piano prima di mettersi in ghingheri e mi domando dove fosse in realtà la pazzia del vecchio.


L'Alter-Ego

La Guzzina parla dritta alle vene, la droga, l'Eroina della novella d'appendice.

Immaginate, un casco aperto sul davanti può essere uno specchio caldo e fatale, quando vai ai 17 anni e agli 80 fissi con i giri a 4000. L'andatura diventa cabala, gli ingranaggi del cervello non si muovono differentemente da quelli degli strumenti "Veglia", me ne rendo conto, non ci pensiamo sempre ma andare per strada è un affare deterministico, altro che meccanica dei quanti e Plank non se ne abbia a male.
Tracciato, posizione, vettori sempre fedeli e mai frutto di futuribili ed elettriche probabilità. Come si direbbe: "Andare come un treno" no? Sempre fedeli alle rotaie che ci disegnamo all'occorrenza, se volete anche una pinzata di troppo allo stop e una freccia che si strappa sull'asfalto possono essere frutto della volontà se siamo coerenti con noi stessi, se capiamo l'attimo di ragione quando siamo in bilico.
E se scegli di stare col culo per terra significa solo che sei stanco alla fine: siamo tutti stanchi quando la strada finisce; l'importante è riuscire a vedersi, oltre la curva e i muraglioni, fintanto che si è ancora in piedi.
Già, come il ragazzo che sta lì, prima di Vesima, a guardarti quando fai il "sinistra-destra" a capofitto sugli scogli, ti guarda così sicuro appeso al faraglione dopo il parapetto, accanto alla statua della Madonnina del Pescatore in uscita di curva, davanti a te proprio mentre giri: e magari sta lì ad aspettarti, prima o poi. E' piccolo ma si nota, ti nota anche lui, stai pur certo tanto non avrà un granchè da fare appeso in un tabernacolo nella montagna che si tuffa in mare, sta lì da anni il ragazzo, anche con il fortunale e ci guarda, cosa potrebbe fare d'altro? Pensa te: una foto cosa può fare, oltre che essere scrutata?

Guardare, per l'appunto.
E tu nella visiera chi vedi?

Nel plexiglass del casco integrale può capitare di scorgersi, con la luce e l'umidità giusta; se la visiera proprio non ce l'hai l'esperienza è sempre possibile. In un certo senso riesci a vederti lo stesso: dentro.
Poncharello? Beh, ammesso che l'Aurelia sia una California più grigia, montuosa e con una tettonica più morbida ... al massimo se sei Poncho ti guardi gli occhialoni da sole e gli stivali laccati sulle pedane gigantesche della Kawasaki d'ordinanza.
Il paragone con gli angeli delle highways non regge mica.
Parlerei di specchi dell'anima, come La Porta nel palinsesto notturno, dimentico le similitudini, attraversiamo lo specchio per l'appunto, immersi nei globuli rossi che muovendosi formano l'anima, come piace a Spinoza.

Allo specchio dunque come ogni mattina, è capitato anche a me e senza il casco, nel cortiletto del "Lanfranconi" alle "ottomenunquarto" (7:45).
Do uno sguardo. Dentro la rètina vedo un altro però, chi si ricorda il nome? Abbiamo fatto una violenta sessione di corsi di recupero insieme, Italiano dio mi maledica, la sintassi è migliorata tanto da allora. Basta la volontà per certe cose, si dice. Volontà, "will" dal verbo "volo": paroletta un po' futura, un po' alata.
Chiamiamolo Francesco, e forse non è proprio un nome d'invenzione, avrete capito ... stavolta nello specchio non ci sono io, anzi: ci sono eccome, mi guardo ma non sono oggetto, forse un soggetto che osserva sè stesso in un altra persona.

Sfanalata. Lui.
Saluto, pollice insù. Il mio.

Ha il suo cavallo quella mattina di Dicembre, un personaggio malaticcio, più simile a Waylon Smithers che a me, ammesso che conosca oggettivamente la mia immagine visiva.
Malaticcio ho detto, Ostia.
Guitar Player, un Porco.
Pure gli occhialoni a goccia, avevate un dubbio? Ma stiamo parlando di specchi non a caso.
Avremo parlato un 300 parole con un 85% di elioelestorietese, nel 0.0000...0% di vita trascorsa insieme in un momentaccio nero, per entrambi.
C'ha sotto la Gilerina Apache e che Madonna, Rossa come le Marlboro ma molto più profumata, cerchi dorati (o sembravano). Faro doppio con la grata, parasassi ai manubri, scarico alto.
Forse anch'io sembravo ai manubri della mia rotaia di volontà quando mi ha visto quell'ultima volta, mi vedeva un po' strano, mentre io vedo sempre strano per quel che mi riguarda. Forse ci siamo anche capiti.
La prossima volta il bus di ritorno per Arenzano andrà al deposito, almeno per me: parto a breve per un altro mare e un'altra solitudine.