LA DINASTIA DEI CANOSSA
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Nellimmaginario comune, al titolo Canossa, si associa inevitabilmente il nome della contessa Matilde, protagonista attiva della questione sulla lotta per le investiture e personaggio predominante nella storia dellItalia centrale e non. Qui però tratterò della storia della casata dei Canossa (da non confondere coi posteriori da Canossa), partendo dal capostipite fino ai primi anni di Matilde, ma escludendo questa dalla questione.
Paradossalmente il nostro viaggio non parte dallEmilia, roccaforte dei possedimenti canossani, ma dalla Toscana e più precisamente da Lucca, dove Sigifredo, conte locale, vista lostilità imperiale verso ogni tipo dautonomia, in favore dei vescovi-conti ( più direzionabili dal potere tedesco), decise di acquistare delle terre nella località di VILINIANUM ( presso Parma) e qui insediarvi la propria casata. Di origine longobarda, Sigifredo si posiziona cronologicamente attorno alla prima metà del secolo X (probabilmente da escludere che sia il Sigifredo conte palatino a Milano nel 901 ), sotto limpero, presumibilmente di Lodovico III e Rodolfo II. Iniziò qui, dunque, lavventura dei Canossa, che proseguì col figlio di Sigifredo, Adalberto Atto e la moglie Ildebranda.
Mentre dellaltro figlio, Gerardo,
abbiamo pochissime notizie, come è naturale, molto citato dalle
fonti risulta essere Adalberto, che terrà il regno fino alla
propria morte nel 988.
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Adalberto Atto (a.q 939-988) Egli attuò una politica di espansione, aggiunta però ad una accortezza diplomatica notevole; infatti, senza intaccare il potere dei vesovi-conti locali, riuscì a farsi nominare COMITES (da cui conte) di Reggio-Emilia e Modena e col proprio matrimonio si assicurò, grazie alla dote della moglie, numerose terre attorno a Brescia; quindi si andava formando un forte regno in mezzo ai possedimenti italici proprio a metà strada tra i due poli politici dellepoca: Roma e la Germania. Lacutezza diplomatica è visibile poi anche nel matrimonio della figlia Prangarda col figlio del marchese di Torino Magnifredo e nella posizione tenuta dal figlio Gotifredo, vescovo di Brescia; per non parlare del cugino, Sigifredo I che fu vescovo di Parma dal 927 al 945. |
Era riuscito così a mettere le mani sul controllo di entrambe le sponde del Po, nodo fluviale, commerciale e quindi strategico, di estrema importanza; aveva fatto poi di Reggio-Emilia la sua roccaforte, una sorta di capitale ideale, assieme ad altre costruzioni di tipo militare come il castello della città di Canossa (945-950), che solo successivamente diverrà il cuore del regno.
Con il primogenito di Adalberto Atto, Tedaldo, passiamo alla seconda metà del secolo X. Tedaldo opera anchesso una espansione territoriale, tanto da venire definito dalle fonti come MARCHIO (da cui marchese), cioè comites di più territori, riuscendo di fatto ad unire una composizione sovracomitale impensabile al momento, e ciò grazie anche allappoggio dellimperatore, timoroso della eccessiva autonomia ( e dellaccresciuto potere ) che andavano conquistandosi sia i vescovi-conti da una parte, sia la confinante marca di Tuscia dallaltra.
Lopera espansionistica di Tedaldo si riassume nellacquisizione di numerose terre (Guastalla, Mantova) soprattutto nella parte rurale delle città, senza intaccare le città direttamente e spesso sottraendo beni alle chiese locali, le quali non potendo, di fatto, vendere concretamente le terre che o per beneficenza o per lasciti personali possedevano, si affidavano alla pratica dellenfiteusi, contatto medievale ( simile allodierno affitto ) che delegava il potere del bene ad un altro proprietario, ma solo per un lasso di tempo deciso nel contratto stesso.
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Tedaldo (c.a. 955-1012) Invece sia Tedaldo, ma soprattutto il suo successore, rivendicarono come propri i beni ricevuti in enfiteusi. Ma, oltre allimportante funzione espansionistica, si ricorda Tedaldo soprattutto perché diede inizio ad un progressivo incastellamento del territorio fino allora posseduto. Incastellamento che sarà un elemento distintivo della casata e punto di forza per le varie battaglie, guerriglie che si svolgeranno sul territorio emiliano; una fitta rete di castra, castelli, ville, borghi, torri difensive, nella quale persino le truppe dellimperatore cadranno. Intanto, lepisodio della donazione della città di Ferrara alla casata canossiana da parte papale crea un piccolo mistero sulla famiglia. Infatti dalla documentazione non risulta qualche legame diretto tra la famiglia dei Canossa e Ferrara, sebbene Donizone, biografo della contessa Matilde, nella sua vita Mathildis, e più precisamente, nei versi 443-447, ammette la donazione della città da parte di un certo Papa Giovanni (Giovanni XVIII?) alla famiglia. Tutto questo tenendo conto che Ferrara, terra esarcale, era ancora sotto la diretta districtio dellimperatore. |
Probabilmente ai Canossa è stato dato il titolo di Comites de civitade, e non comites de comitatu (assegnato dallimperatore Ottone III alla Chiesa solo nel 999 e quindi non assegnabile prima di quella data); la questione quindi si risolverebbe in un intreccio di termini giuridici non ben identificabili, però compatibili. Ma, quello che mi preme dimostrare e che lepisodio, in ogni modo, porta a capire quale strettissimo rapporto legava e legherà poi Roma ai discendenti di Sigifredo, nella buona ma soprattutto nella cattiva sorte.
Tornando a Tedaldo, col suo matrimonio con Giulia nacquero Tedaldo (vescovo), Corrado e Bonifacio, con il quale la dinastia canusina toccò il proprio apogeo. Infatti, visti i suoi ottimi rapporti con limperatore Corrado II, detto il Salico, ottenne la marca di Tuscia(identificabile più o meno con lattuale Toscana) nel 1027, divenendo così vero signore di quasi tutta lItalia centrale, e, vista la determinante importanza strategica della marca, aggiunta poi ai possedimenti già presenti, faceva, di fatto, dei Canossa gli arbitri della futura disputa fra papato ed impero. Con questa concessione dunque limperatore (ora Enrico III ) trovò un forte alleato, che comunque non esitò ad ostacolarlo nellepisodio della elezione papale di Benedetto IX, sulla richiesta imperiale di accompagnare a Roma Damaso II, di nomina imperiale e proveniente dalla Germania, attraverso le terre canossane, e il successivo rifiuto di Bonifacio, il conseguente ritorno alla legge dentro il vincolo di fedeltà imperatore-suddito e la finale detronizzazione di Benedetto IX.
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Bonifacio (985-1052) Limperatore quindi aveva
conosciuto lostinazione di Bonifacio forte
comera, del resto, sia dellaiuto morale (e
non solo ) della Chiesa di Roma, e soprattutto della
presa di coscienza della forza strategica dei suoi
territori e della potenza militare del suo esercito. Si deve proprio a Bonifacio poi, la proclamazione di Mantova a capitale del regno e sede della corte, sebbene la città, sempre viva e pronta ad accogliere le idee autonomistiche provenienti dallesterno, non gli ricambiò di certo laffetto, rimanendogli per molti anni infedele. |
Dopo il primo matrimonio fallito con Richilde, Bonifacio gettò uno sguardo a quella politica diplomatica, fatta anche di matrimoni di interesse, con poco spazio dato agli affetti, attuata dai suoi predecessori e certamente di uso abituale allepoca, e sposò Beatrice di Lorena, figlia del conte di Lorena Federico I e soprattutto nipote dellimperatore Corrado II, quindi diretta parente della casa imperiale, entrando in possesso così anche dei possedimenti in dote alla moglie. Dal loro matrimonio nacquero Federico, Beatrice( scomparsi in giovane età) e Matilde. Dopo la morte di Bonifacio in seguito ad un agguato durante una battuta di caccia, Beatrice si trovò sola e costretta a governare un potente regno. Le rimaneva il grande sostegno della Chiesa, della fede e del Papa, anche se proprio il pontefice consigliò a Beatrice di risposarsi, per mettere fine così ad una problematica di potere che riteneva inaccettabile il governo di una donna e per giunta senza eredi maschi.
Ecco quindi la sua premura, diciamo così, a cercar marito; la questione si placò col matrimonio con Gotifredo IV di Lorena detto il barbuto. Limperatore, che già non vedeva di buonocchio il lorenese, certamente non ritenne cosaopportuna riunire due parti ( Lorena e Italia centrale) così fondamentali nellottica imperiale sotto il potentato di un personaggio a lui ostile e cercò quindi di scoraggiare il matrimonio.
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Beatrice (
-1076) La prematura morte del barbuto, non fece altro che appesantire la situazione di Beatrice rimasta con la figlia Matilde e il solo sostegno del Papa. Neanche il matrimonio di Matilde con Gotifredo V di Lorena ( figlio di Gotifredo IV e perciò suo fratellastro!) le portò serenità, e la situazione politica che si andava formando, peraltro, trovava i Canossa indecisi sulla posizione da prendere; rompere unintesa, quasi amicizia sincera col Papa e la sua idea di riforma, oppure venire meno al vincolo di fedeltà ( come già detto accaduto solo una volta, e per giunta parzialmente, con Bonifacio nei riguardi di Enrico III ) comunque fondamentale con lImperatore? |
Sta di fatto che, a meno di un anno dallepisodio famigerato avvenuto nella reggia di Canossa, a trovarsi sola ora è Matilde, vista la quasi contemporanea scomparsa della madre e del marito. Ma siamo ormai arrivati in un ambito che, come detto, ho deciso di tralasciare, limitandomi a dare una succinta scorsa su ciò che è stata la dinastia canossiana proprio prima della sua esponente, probabilmente, più conosciuta.
ALBERO GENEALOGICO DELLA
FAMIGLIA DEI CANOSSA
SIGIFREDO CANOSSA (vive circa nella
prima metà del sec. X )
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GERARDO ADALBERTO ATTO ( a.q. 939-988)
ILDEBRANDA
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RODOLFO (
-a.q. 988)
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MAGNIFREDO PRANGARDA /
GOTIFREDO (vescovo di Parma)
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TEDALDO ( c.a. 955-1012) GIULIA
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CORRADO \
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TEDALDO ( vescovo di Arezzo )
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RICHILDE - BONIFACIO(985-1052)BEATRICE
di LORENA(
-1076) GOTIFREDO IV (...-1079)
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FEDERICO (
-1053) /
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BEATRICE
(
-1055) \
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GOTIFREDO V (
-1076) - MATILDE (1046-1115) GUELFO
di BAVIERA (1073/4-1101)
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BEATRICE (1070-1071)
In
grassetto sono riportanti i discendenti diretti di casa
Canossa
a.q. =
ad quem
c.a. = circa