IL MESTIERE DELLE ARMI
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Regia:
Ermanno Olmi
Produzione:
Italia(Rai cinema) Francia(StudioCanal)
Germania(Taurusprodktion)
Anno:
2000
Genere:
avventura/storico
Durata:
105
Cast:
Hirsto Jivkov, Sergio Grammatico, Dimitar Ratchkov, Dessy
Tenekedjieva, Sandra Ceccarelli
Distribuzione:
Mikado
Dopo un lungo
periodo di silenzio, Ermanno Olmi torna al lavoro e fa uscire
lundici di maggio del 2001 il film Il mestiere delle
armi. Il film è imperniato sulle vicende di Joanni de
Medici (Hristo Jivkov) detto da le bande nere,
cavaliere della nobile arte della guerra e a capo di una schiera
di soldati di piena fedeltà al Papa Clemente VII. Tutta la
narrazione ripercorre lultima settimana di vita,
precisamente dal 23 novembre del 1526 al 30 novembre dello stesso
anno, del comandante de Medici, impegnato a respingere
londata di lanzichenecchi provenienti dal nord, al soldo
dello stesso imperatore Carlo V,e agli ordini del generale Zorzo
Frundsberg, diretti verso Roma con obiettivo il pontefice. Il
film sembra svolgersi su due piani diversi: da un lato la
narrazione che procede secondo il classico flashback, dove
partendo dal letto di morte del protagonista, si ripercorrono le
ultime fasi della propria vita, e da un altro, più sottile, il
regista mostra in che maniera linvenzioni delle armi da
fuoco abbiano cambiato non solo il volto della guerra, ma del
mondo stesso. Quale scelta migliore
quindi se non quella di Giovanni da le bande nere, morto per un
colpo da arma da fuoco (il falconetto), e soprattutto vittima di
intrighi politici, di giochi di corte, molto lontani dal suo modo
di pensare, di vivere la guerra, che è una visione ancora del
tutto medievale, con limportanza data alluno contro
uno, allo scontro; e questa sua visione viene spezzata proprio
nel punto cruciale del film, dove pronto a battersi col nemico,
sguaina la sua spada, ma per contro quello gli risponde con la
nuova macchina infernale, e lo colpisce mortalmente. Con lui si
chiude quindi unepoca, quella del prototipo del guerriero
medievale, per far posto a nuove figure in cui il valore e la
lealtà non potranno più trovar lo spazio che avevano in
precedenza. Ma il protagonista è doppiamente tradito, perché
sono i suoi stessi alleati, o presunti tali, che per affari loro
e propri vantaggi, aiutano il comandante tedesco sia lasciando
passare le proprie truppe senza opporre resistenza, come fece
Federico Gonzaga signore di Mantova (Sergio Grammatico), oppure
passare al nemico le armi che furono fatali al nostro
condottiero, come fece Alfonso dEste signore di
Ferrara(Giancarlo Belelli). Unica consolazione per nostro
protagonista sono sia la corrispondenza epistolare tenuta con la
moglie, sia le dotte argomentazioni tenute con il suo consigliere
privato Pietro Aretino(Sasa Vulicevic). In tutto questo va dato
merito a Ermanno Olmi di aver compiuto un lavoro enorme, che non
si è fermato alla semplice ricerca storica, ma che ha trovato
respiro anche nelle perfette ricostruzioni delle scene di
battaglia, dei costumi e persino dei dialoghi, proposti in un
italiano arcaico che permettono allosservatore di gettarsi
in pieno nel periodo storico raccontato. Realtà storica e
romanzo si intrecciano in questopera, che sicuramente
stimolerà, in chiunque si goda questo film, alcune osservazioni
e interrogativi, come d'altronde è successo a me; quindi buona
visione.
IL MESTIERE DELLE ARMI
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