VITA DI SAN PACOMIO

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S. Pacomio, santo festeggiato il 15 maggio, nasce nel 287 nell’alta Tebaide (Alto Egitto) da genitori pagani. Arruolato a forza nell’esercito imperiale all’età di vent’anni, finì in prigione a Tebe con tutte le reclute. Protetti dall’oscurità, la sera alcuni cristiani recarono loro un po’ di cibo. Il gesto degli sconosciuti commosse Pacomio, che domandò loro chi li spingesse a far questo. “Il Dio del cielo” fu la risposta dei cristiani.

Quella notte Pacomio pregò il Dio dei cristiani di liberarlo dalle catene, promettendogli in cambio di dedicare la propria vita al suo servizio. Tornato in libertà nel 313, adempì al suo voto aggregandosi ad una comunità cristiana di un villaggio del sud dove ebbe l’istruzione necessaria per ricevere il battesimo. Dopo un periodo di ascetismo, si mise per sette anni sotto la guida di un vecchio monaco, Palamone. Nel 316 si ritirò eremita nel deserto. Più volte l’esperienza eremitica ha generato dubbi nei stessi fedeli, riguardo una pratica che, fuggendo il mondo e accanendosi sul proprio corpo con mortificazioni di ogni sorta, riuscisse ad esprimere il vero messaggio del vangelo. Ecco dunque l’operato del monaco Pacomio che eremita nel deserto, ebbe una visione nella quale ricevette l’incarico di costruire un monastero in quel luogo e di lasciare la vita d’eremita per quella monastica.

Nel 320 fonda il monastero cui da una regola che aiuta gli eremiti a tornare alla vita comunitaria. Tra le prime regole monastiche in assoluto, può essere indicata come la base per l’esperienza benedettina successiva, fondatrice a sua volta del monachesimo occidentale. Infatti il testo della “regula” di S. Pacomio, costituita da quattro gruppi di precetti monastici dettati dal grande fondatore, e che arrivò all’occidente grazie alla traduzione che Girolamo ne fece in latino, nel 404, da una precedente traduzione greca, assieme ad alcune lettere dello stesso Pacomio e del suo primo successore, Teodoro influì in maniera determinante ed indiscutibile sugli ordini monastici europei che si svilupparono dal sec V. Particolarità della regola è la vita in comune, dove il monaco vive la sua unione con Dio appunto in un monastero accanto agli altri fratelli. E’ l’esperienza denominata cenobitismo, dal greco koinas (comune) e bà-os (vita), che si contrappone all’anacoretismo (eremitismo), e che aiutò lo sviluppo del monastero anche dal punto di vista strettamente organizzativo, con la presenza di un abate a guida del monastero stesso, e tutta una serie di ruoli che, sebbene coscientemente non si ammetteva una gerarchia tra fratelli, si trasmise poi anche alla tradizione occidentale. Pacomio educò i suoi discepoli alla vita in comune, costituendo poco lontano dalle rive del Nilo quindi, la prima “koinonia”, una comunità cristiana, a imitazione di quella fondata dagli apostoli a Gerusalemme, basata sulla comunione della preghiera, nel lavoro e nella refezione e concretizzata nel servizio reciproco. Il documento fondamentale che regolava questa vita era la Sacra Scrittura, che il monaco imparava a memoria e recitava bassa voce mentre era intento nel lavoro manuale, e questa era anche la principale forma di preghiera: un contatto con Dio mediante il sacramento della Parola.

In seguito diviene abate e al primo monastero se ne aggiungono altri, nove maschili ed uno femminile se ne contano alla sua morte, avvenuta nel 346, ed altri se ne aggiunsero grazie anche all’operato dei vescovi e in particolare di Anastasio. Il suo luogo della sepoltura è sconosciuto, poiché sul letto di morte si era fatto promettere dal discepolo Teodoro di nascondere le sue spoglie, per evitare che sulla tomba erigessero una chiesa, a imitazione dei “martyrion” o cappelle erette sulle tombe dei martiri.

 

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