3. Sostanze Ed Estratti Vegetali  Ad Uso Allucinogeno

 

L’uso di estratti naturali da parte dell’uomo nel corso dei secoli ha contribuito enormemente allo sviluppo di una quantità imprecisata di farmaci di sintesi. Specialmente nell’ultimo secolo, la etnobotanica ha approfondito alquanto le conoscenze sull’utilizzo di piante ed estratti vegetalida parte delle comunità e culture primitive. L’uso delle sostanze psichedeliche si è svelato profondamente eradicato nei costumi religiosi dei popoli che vennero a contatto con le piante allucinogene, dove esse erano indigene, ed esse erano spesso considerate sacre, veri e proprio oggetti di culto. I rituali sacri di molte religioni centro e sud americane, in cui gli sciamani entravano in contatto con le divinità, erano incentrati proprio sull’ingestione degli enteogeni. La storia botanica, chimica e farmacologica del peyotl e del teonanacatl è così intrecciata che è quasi impossibile dissociare i tre elementi.

 

La mescalina

 

Il peyotl (com’era conosciuto nella ligua nahuatl dell’impero azteco), o peyote, è un cactus (Lophophora williamsii) da secoli impiegato nelle cerimonie religiose degli indios messicani. Degli allucinogeni del Nuovo Mondo, fu il primo ad essere scoperto dai conquistadores, quando era utilizzato da almeno 2000 anni; e tuttora il suo uso rituale resiste, dopo 4 secoli di opposizione civile ed ecclesiastica.

Il principio attivo del peyotl è la mescalina (3,4,5 – trimetossifeniletilammina) ; ma esso contiene una miriade di costituenti chimici, che di certo contribuisce agli effetti che si registrano dopo l’ingestione del cactus, e che differiscono per intensità da quelli che si notano dopo la somministrazione endovena del principio attivo (usata solo a scopo sperimentale, non ricreativo).

La mescalina è un alcaloide fenil etil amminico, e presenta analogie strutturali evidenti con il neuromodulatore noradrenalina, nonché, ad uno sguardo più accurato, con la serotonina. La dose orale media per l'uomo è di 200 mg, mentre 600 mg costituiscono una dose relativamente elevata; quando viene assunta per via intramuscolare, la dose media capace di provocare allucinazioni è compresa tra 400 e 700 mg. Di solito, l'intossicazione di mescalina inizia con nausea, tremore e traspirazione; questi sintomi si attenuano dopo 1-2 ore e sono sostituiti da uno stato allucinatorio simile al sogno, che dura da 5 a 12 ore.

Gli effetti sono quelli tipici già descritti; le allucinazioni visive, che sono caratterizzate da una successione caleidoscopica di colori di una brillantezza indescrivibile, sono accompagnate da allucinazioni uditive. Le porte della percezione, di Aldous Huxley, è un esauriente descrizione di un’esperienza con la mescalina.

Gli effetti fisici osservati in consumatori cronici sono disturbi epatici, deperimento generalizzato, anoressia.

La ricerca di composti farmacologicamente attivi simili alla mescalina ha dato il via alla sintesi incontrollata delle cosidette “desiner drugs”: difatti l’aggiunta di sostituenti è particolarmente facile e di basso costo, e i derivati, detti metossi amfetamine, hanno monopolizzato il mercato delle droghe da discoteca negli ultimi 20 anni. Esse sono i costituenti principali delle pastiglie di exstasy; della metilen – diossi – metamfetamina (MDMA) in particolare è stata provata l’elevata tossicità acuta e cronica (una vera e propria neurodegenerazione) a danno delle fibre assonali serotoninergiche. È interessante notare come, in questi derivati, la componente allucinogena viene meno in favore della componente entattogena (ovvero scompaiono le distorsioni sensoriali mentre sono più marcati un senso di euforia generalizzato e l’abbattimento delle barriere interpersonali, oltre all’aumento della temperatura corporea e della frequenza cardiaca);  traslazione di effetti che riflette lo spostamento d’azione dal sistema serotoninergico (allucinogeni) a quello catecolaminico (entattogeni).