1. Introduzione

 

Rivelare il Dio nascosto: questo è, secondo la saggia definizione di enteogeni, il ruolo che una particolare classe di sostanze di derivazione naturale, o semi – sintetica, ha avuto (ed ha tuttora) nel corso della storia della civiltà umana. È’ innegabile che uno dei comportamenti atavici che hanno accompagnato la crescita culturale della specie umana sia la ricerca di stati di coscienza alterati, in modo da vivere esperienze psico – fisiche in stati mentali diversi da tutto ciò che si considera “normale” e “quotidiano”.

La “riscoperta” degli enteogeni è avvenuta negli anni ‘60 con l’esplosione della psichedelia, quando nuove sostanze (LSD, DOM) e “vecchie” riscoperte (mescalina e, successivamente, funghi psilocibinici) fecero prepotentemente riaffiorare, nella società occidentale, quei bisogni atavici rimasti inespressi per centinaia di anni.

La scienza moderna ebbe così un potentissimo mezzo per sondare, più in profondità di quanto avesse mai fatto prima, i meccanismi cerebrali che ci permettono di distinguere tra Sé e non-Sé, e quelli che danno la coloritura emotiva alle percezioni sensoriali.

Purtroppo, le scarse applicazioni in campo farmacologico portarono le ricerche ad essere abbandonate verso la metà degli anni ’70. Tuttavia, le scoperte fatte hanno un valore inestimabile per molti neuroscienziati, i quali valutano le sostanze psichedeliche al di sopra di tutti gli altri farmaci psicoattivi, mostrandosi enormemente interessati a capire perché i cambiamenti prodotti da LSD, mescalina e psilocibina influiscano apparentemente sulla componente più profonda della consapevolezza di chi le usa.

Conoscere i meccanismi molecolari che sono alla base dell’esperienza psichedelica può permettere di scoprire i principi fisiologici che stanno dietro a quelle entità intangibili, ma ineluttabili, che sono il senso di religiosità, la lotta per l’immortalità, e la consapevolezza di essere umani. Studiando le attività degli enteogeni si potrebbero capire i processi che sono responsabili, nel cervello, del modo in cui percepiamo sia noi stessi sia il nostro rapporto col mondo esterno.

Naturalmente, sostenere che gli enteogeni diano luogo ad una consapevolezza potenziata, e “buona”, o distorta, e dunque “cattiva”, è una questione di giudizio di valore. Dare un significato all’antichissima tradizione nell’uso di queste sostanze è altrettanto difficoltoso: si può affermare che esso derivi da un bisogno insito nell’inconscio umano, e che i racconti tramandati a noi di esperienze psichedeliche siano, più che descrizioni di “realtà” diverse da quella quotidiana, tentativi rassicuranti di dare forma e significati a quei mondi ignoti che si dischiudono grazie agli enteogeni.    Ma è incalcolabile il valore che avrebbe svelare con esattezza i processi mentali che regolano stimoli ambientali, risposta emotiva e risposta cognitiva, nonché quelli che permettono all’essere umano di sviluppare una coscienza di Sé, ed un senso dell’Io, distinti ed unici in ogni individuo della nostra specie.